All’interno del settore videoludico, quanto mai dinamico e in costante evoluzione, non è necessario attendere vent’anni affinché un gioco passi dalla cronaca alla storia. Possiamo però approfittare di questo anniversario per domandarci come Pro Evolution Soccer 6 sia sopravvissuto indenne dall’era delle sale giochi a quella dei social network e degli algoritmi.
Per chi non lo sapesse, ancora oggi il titolo vanta una community attiva sia nel gioco in sé che nell’editing, una delle chiavi che ne ha permesso la sopravvivenza. A trainare questa seconda giovinezza di PES 6 vi sono alcuni Paesi dell’America Latina (Argentina, Brasile, Cile, Colombia nello specifico) che producono versioni attualizzate, mentre in Europa il suo sviluppo è maggiormente legato all’eccellente lavoro di “lupi solitari” tra i quali Thomas M. alias Alegor, un modder di spicco che abbiamo contattato per l’occasione.

L’intervista
Giampaolo — Ringraziandoti per la disponibilità, ti chiedo subito in maniera diretta: qual è il segreto di PES 6? Perché dopo vent’anni c’è ancora tanto affetto verso questo gioco?
Alegor — PES 6 è riuscito nell’impresa di trovare il perfetto equilibrio tra realismo e divertimento. Il gameplay è semplice da comprendere ma difficile da padroneggiare, raggiungendo un grado di gratificazione che molti giochi di calcio moderni faticano a replicare. Credo inoltre che PES 6 venga associato da molti appassionati a ricordi indimenticabili, giocatori leggendari e innumerevoli ore trascorse a giocare con gli amici.
G. — Da un lato l’effetto nostalgia, dall’altro la sua profonda personalizzazione. Quanto pensi che questo abbia contribuito alla sua longevità?
A. — L’aspetto della personalizzazione è stato assolutamente fondamentale per la longevità del gioco. La nostalgia può richiamare le persone per un breve periodo, ma è la community di modder che ha mantenuto vivo PES 6 per due decenni. Grazie alla sue elevata modificabilità, ogni generazione ha potuto aggiornare il gioco con nuove squadre, divise, volti, stadi, ecc. PES 6 è diventato più di un gioco; è diventato una piattaforma che la community migliora e reinventa continuamente.
G. — Il lavoro enorme del modder è sotto gli occhi di tutti, dato che hai portato modifiche estetiche e strutturali molto rilevanti. Cercando di conoscere la persona, perché hai scelto proprio PES 6 e qual è il tuo obiettivo prossimo? Lavori per avvicinarlo a un concetto di perfezione?
A. — Ho scelto PES 6 perché, per me, rimane il miglior gioco di calcio mai realizzato. Il suo gameplay, la sua atmosfera e le sue possibilità di personalizzazione hanno dato vita a qualcosa di veramente unico.
Naturalmente, ogni editor vuole migliorare il gioco e avvicinarlo alla perfezione. Ma la mia motivazione va sempre oltre. Dopo tanti anni, sento una responsabilità nei confronti di PES 6 e della community che continua a sostenerlo. Mantenerlo in vita non è più solo un hobby; è un modo per preservare un pezzo di storia dei videogiochi di calcio. Finché le persone continueranno a giocare e ad amare PES 6, continuerò a fare tutto il possibile per aiutare a mantenere in vita sia il gioco che la sua community.
La mia considerazione finale è che PES 6 sia stato eletto a patrimonio videoludico attraverso una singolare forma di democrazia diretta. Sebbene il gioco appartenga ancora formalmente a Konami, il suo destino è stato deciso dall’utenza fatta di giocatori, modders e aficionados del genere rimasti fedeli esattamente a quel prodotto.
Se questo titolo continua a essere giocato e reinventato anche nell’era dei social network e degli algoritmi, è perché migliaia di giocatori hanno deciso che meritava di restare vivo. Non per decreto di una software house, ma per volontà della sua comunità.






















