Per la prima volta dalla sua nascita, il Summer Game Fest è stato blandamente pubblicizzato, tanto da correre il pericolo di sfuggire ai più. Eppure, il suo creatore e conduttore, quel Geoff Keighley sempre dedito al chiacchierare, era ancora una volta saldamente al comando. Cosa è cambiato dunque dalle scorse annate? Di certo la quantità di giochi in sviluppo è aumentata, complice il progressivo diradarsi delle difficoltà produttive ereditate dalla pandemia. Nondimeno sono cambiate anche le tendenze, come mostrato anche nel recente State of Play, con un’industria che torna a proporre avventure single-player più piccole, curate, tutte incentrate sulla narrativa. E così in una cerimonia pensata principalmente per i nuovi giochi, questa logica produttiva diffusa non poteva che emergere. Ma il fattore che ha rappresentato una svolta rispetto al passato della kermesse è stato la maggiore attenzione data alla composizione della scaletta. Se in un concerto non bisogna sbagliare né l’apertura né il finale, negli eventi vale la stessa regola per l’inizio e la fine della presentazione. L’inizio, difatti, è stato ottimo, con un trailer di annuncio del remake di Code Veronica (denominato questa volta Resident Evil Veronica), apparso in anticipo rispetto ai tempi previsti, e l’annuncio dell’atteso sequel di Alien Isolation. E la fine è stata altrettanto impattante, con il reveal della terza e ultima parte della mastodontica operazione di rifacimento di Final Fantasy VII. Nel mezzo poi, alcuni spezzoni interessanti, qualche ritorno sulle scene e qualche altra sorpresa. Certamente anche tanti titoli dimenticabili e superflui. Ma il lavoro di montaggio fatto dal team della Summer Game Fest ha reso anche questi ultimi sopportabili, a differenza delle ultime edizioni.
L’assenza di Kojima
Keighley ieri non ha fatto parlare di sé solo per la buona qualità del Summer Game Fest di quest’anno. È diventata sempre più rumorosa l’assenza di Hideo Kojima dalla serata, normalmente ospite fisso per la propria promozione e autocelebrazione; un’assenza in realtà non solo relativa all’evento losangelino, ma estesa a tutte le interazioni social col simpatico creatore della manifestazione.
Da intense e frequenti, le comunicazioni pubbliche tra i due sembrano essersi azzerate. Tutto dovuto allo sgarbo di Keighley, sostiene qualcuno: Death Stranding 2 uscì a mani vuote dai The Game Awards, altra famosissima manifestazione condotta da Keighley, nonostante un voto Metacritic di tutto rispetto. Non so se a Keighley dispiaccia, ma il mio invito è di non crucciarsi troppo per questa fuga del grande game director giapponese: al prode Hideo non mancano né esposizione mediatica né nuove collaborazioni sempre più strampalate e autolesioniste, e la Summer Game Fest di quest’anno è stata per la prima volta una diretta godibile. Sarà mica che ad andare con lo zoppo si imparava naturalmente a zoppicare?






















