Pochi giorni dopo uno Xbox Games Showcase 2026 che ha sorpreso molti (e che abbiamo analizzato insieme su queste pagine), la CEO di Xbox Asha Sharma è tornata a farsi sentire. Questa volta il palco era quello di Fortune Conversations, un’intervista in cui la numero uno di Xbox ha parlato a ruota libera del presente e del futuro della piattaforma verde. E se dallo Showcase ci aveva già regalato qualche risposta sul campo, con Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution annunciati come esclusive console, questa intervista ci dà finalmente il perché.
La domanda posta dalla giornalista era diretta, quasi provocatoria nel tono: le precedenti leadership di Xbox avevano messo le esclusive da parte. Sharma le ha rimesse sul tavolo. La risposta è stata lucida, quasi disarmante nella sua franchezza: Xbox è il secondo publisher al mondo, e in quanto tale vorrebbe che i suoi giochi fossero ovunque, perché si è più forti quando il mondo gioca con te. Al tempo stesso, Xbox sta diventando sempre di più una piattaforma, ed è difficile trovare esempi di piattaforme che non abbiano contenuti ed esclusive proprie.
È una tensione reale, e Sharma non la nasconde. Non è il solito manager di corporate che glissa con risposte preconfezionate. La CEO ha riconosciuto apertamente che il business di Xbox non è particolarmente sano, e che la risposta è cominciare con una o due esclusive di peso, per poi eventualmente aumentare il numero man mano che la salute dell’azienda migliorerà. Non è una promessa mirabolante. È un piano con le sue condizioni, espresso con una chiarezza che in questo settore non è poi così comune.
Una piattaforma senza esclusive non è una piattaforma
Vale la pena fermarsi su questa distinzione, perché è il cuore di tutto il ragionamento. Xbox ha vissuto anni in cui la linea ufficiale era “i giochi ovunque”: Game Pass su PC, prime esclusive storiche sbarcate su PlayStation, una politica che sembrava puntare alla massima diffusione sacrificando l’identità della piattaforma. Sharma sembra aver cambiato registro. Non ogni gioco ha senso come esclusiva: titoli trasversali per natura, come Minecraft, hanno tutto il diritto di stare ovunque; un franchise come Gears of War, che porta con sé l’identità stessa di Xbox, ha invece più valore come ragione concreta per scegliere quella piattaforma e non un’altra. Si ragiona titolo per titolo, in altre parole: non per fare poco, ma per fare le cose con criterio.
Come ha dichiarato Matthew Ball, già a conoscenza di quali giochi Xbox sta pianificando come esclusive, la direzione sembra consolidata. Il punto è capire se le intenzioni reggeranno all’impatto con la realtà industriale, con i costi di sviluppo e con le pressioni interne di un’azienda come Microsoft che ha altre priorità oltre a conquistare quote di mercato nel gaming.
Sul palco di Fortune, Sharma ha anche parlato di cosa voleva dimostrare con lo Showcase appena andato in scena: preservare i grandi giochi, segnare il ritorno di Xbox e parlare del futuro del gioco. È stato in quello spirito che si è potuto celebrare il ritorno delle esclusive, una console in edizione speciale per il 25° anniversario e un evento pensato per riunire tutta la community.
La persona dietro la CEO
C’è un aspetto che emerge con forza dall’intervista e va oltre le strategie aziendali: il modo in cui Sharma parla. Non c’è il gergo da pitch deck, non c’è quella distanza che spesso si percepisce quando i CEO di grandi aziende parlano in pubblico. Sharma risponde alle domande difficili senza scappare da esse, anzi le anticipa quasi. Quando dice che vuole prendere la decisione giusta, non la più veloce, perché certe scelte hanno un impatto che dura decenni, non sembra una frase scritta dall’ufficio PR. Sembra il pensiero di qualcuno che sta effettivamente elaborando il peso di quel che ha davanti.
È una figura nuova per l’ecosistema Xbox. Venendo da un background nell’AI e in ambiti tech più ampi, Sharma non aveva le credenziali del “gamer di lunga data” che molti si aspettano da chi guida una divisione gaming. Ma quello che sta dimostrando, in questo come in altri interventi pubblici, è qualcosa di diverso: la capacità di leggere la situazione con occhi non appannati dalla nostalgia o dal peso delle scelte passate. I suoi primi 100 giorni sono stati definiti da lei stessa come l’inizio di un risveglio di Xbox; i prossimi 100, aggiunge, saranno il vero reset.
Se lo Showcase ci ha mostrato i giochi, questa intervista ci ha mostrato la bussola. Che poi le due cose coincidano è quello che rende il momento interessante.





















