Il 27 maggio 2026, IO Interactive pubblica 007 First Light, di cui potete leggere le nostre prime impressioni in un articolo dedicato. Nelle prime ventiquattro ore, il gioco vende 1,5 milioni di copie: il risultato commerciale più alto nella storia dello studio. Per chi segue il settore da tempo, la notizia porta con sé un’eco inattesa. Quello stesso studio, nel 2007, era al centro di una storia molto diversa: non come protagonista, ma come elemento di innesco di quello che sarebbe diventato uno degli episodi più discussi nella storia del giornalismo videoludico. Quella storia si chiama Gerstmann-gate. Pochi al di fuori della comunità più appassionata la ricordano nei dettagli. Vale la pena raccontarla dall’inizio.
Il contesto
Nell’autunno del 2007, GameSpot è una delle voci più autorevoli della critica videoludica di lingua inglese. Il sito esiste da oltre un decennio, fa parte del gruppo CNET Networks e conta su una redazione consolidata, capace di attrarre milioni di lettori ogni mese. Il modello economico che sostiene quella redazione è, come per gran parte del giornalismo online dell’epoca, prevalentemente pubblicitario: le software house acquistano spazi sul sito per promuovere i propri titoli in uscita, spesso nelle settimane immediatamente precedenti al lancio.
Jeff Gerstmann lavora in quella redazione dal 1996, quando viene assunto come stagista. Nel 2007 ricopre il ruolo di direttore editoriale, la figura più senior sul piano dei contenuti. Nel corso degli anni ha firmato migliaia di recensioni e ha costruito una reputazione riconoscibile nel settore.
In quello stesso autunno, Eidos Interactive si prepara a lanciare Kane & Lynch: Dead Men, un action game sviluppato da IO Interactive. La campagna pubblicitaria che accompagna l’uscita è, per gli standard dell’epoca, di proporzioni significative. GameSpot diventa uno dei principali vettori di quella campagna: i banner del gioco occupano le pagine del sito, e l’interfaccia grafica di GameSpot viene temporaneamente ridisegnata intorno all’estetica di Kane & Lynch. Per un periodo, il sito assume visivamente le sembianze di una vetrina del gioco. È in questo contesto che Gerstmann siede a scrivere la sua recensione.
La recensione
Il 13 novembre 2007, GameSpot pubblica la recensione di Kane & Lynch: Dead Men a firma di Jeff Gerstmann. Il voto è 6 su 10. Non una stroncatura completa, ma sicuramente una recensione critica: Gerstmann descrive un gioco che non riesce a mantenere le sue premesse, con problemi di scrittura, di sviluppo dei personaggi e di gameplay. Il potenziale c’è, scrive, ma quasi nulla funziona come dovrebbe.
Nei giorni successivi alla pubblicazione, accadono due cose. La video-recensione, registrata dallo stesso Gerstmann, viene rimossa dal sito senza alcuna comunicazione pubblica. La versione testuale della recensione viene modificata nel tono, anche se il voto rimane invariato. Nessuna delle due operazioni viene spiegata da GameSpot o da CNET. Intanto, secondo GameRankings, aggregatore di riferimento dell’epoca, la media voto della stampa per Kane and Lynch si attesta intorno al 6.8: la valutazione di Gerstmann è quindi solo di poco inferiore a quella della maggior parte dei suoi colleghi. Ma tanto bastò a portare a dei risvolti inaspettati.
Il licenziamento e le dimissioni
Il 28 novembre 2007, quindici giorni dopo la pubblicazione della recensione, Jeff Gerstmann viene convocato dalla direzione e licenziato. Undici anni di lavoro si chiudono senza una spiegazione pubblica dettagliata. CNET rilascia una dichiarazione in cui afferma che “GameSpot prende estremamente sul serio la propria integrità editoriale” e che il licenziamento non è in alcun modo collegato alla recensione di Kane & Lynch. La dichiarazione non spiega la rimozione del video, né le modifiche al testo della recensione.
La comunità videoludica reagisce con rapidità. Nei forum e nei blog dell’epoca, le ricostruzioni si moltiplicano. Penny Arcade, uno dei siti più seguiti del settore, pubblica una versione dei fatti secondo cui Eidos avrebbe ritirato la propria campagna pubblicitaria da GameSpot dopo la recensione, cancellando anche collaborazioni future già pianificate. Gerstmann, secondo questa versione, sarebbe stato rimosso per contenere il danno economico. Eidos non commenta. CNET non aggiunge nulla a quanto già dichiarato.
Quello che invece avviene nei mesi successivi è documentato. Diversi redattori di GameSpot rassegnano le dimissioni. Tra loro figurano Alex Navarro, Brad Shoemaker, Ryan Davis e Carrie Gouskos. Nelle dichiarazioni rese pubbliche, alcuni citano esplicitamente le circostanze del licenziamento di Gerstmann come motivazione principale del proprio addio. GameSpot perde in pochi mesi una parte consistente della propria redazione storica. Il sito continua a operare, ma qualcosa nella sua composizione interna è profondamente cambiato.
IO Interactive, dal canto suo, rimane in silenzio sulla vicenda. Nel 2010, interpellato da Kotaku, il game director di Kane & Lynch 2 Carsten Lund dichiara che lo studio non era a conoscenza di quanto fosse accaduto tra GameSpot ed Eidos e che si considera completamente estraneo alla faccenda.
Cinque anni dopo
Per cinque anni, la vicenda rimane senza una versione ufficiale. Gerstmann non parla pubblicamente di quanto accaduto. Nel 2008 fonda Giant Bomb, un sito di critica videoludica con una struttura editoriale indipendente. Il progetto cresce, costruisce una propria community e diventa un punto di riferimento per una parte del pubblico americano.
Nel 2012 accade qualcosa di inatteso. CBS Interactive, che nel frattempo ha acquisito CNET e con essa GameSpot, acquista anche Giant Bomb. Le due realtà tornano così sotto lo stesso tetto editoriale. Il processo di acquisizione richiede trasparenza sui rapporti tra le parti, e in quel contesto Gerstmann accetta di sedersi per un’intervista con Jon Davison, all’epoca alla guida di GameSpot.
In quell’intervista, Gerstmann conferma la ricostruzione che circolava dal 2007. La direzione di CNET aveva ceduto alle pressioni del publisher. Era stato licenziato perché, nelle parole che usa per descrivere la motivazione ricevuta, “non ci si poteva fidare di lui” nel ruolo di direttore editoriale: ovvero, non garantiva che la linea editoriale del sito si mantenesse al riparo dagli interessi degli inserzionisti. Gerstmann cita anche episodi precedenti che avevano contribuito a deteriorare il suo rapporto con la direzione, tra cui lo scontento espresso per un 7.5 assegnato da un altro redattore, Aaron Thomas, a Ratchet & Clank Future: Tools of Destruction, giudicato dalla direzione troppo basso per un titolo sostenuto da una campagna pubblicitaria di Sony.
È la prima e unica volta in cui una versione dei fatti viene confermata da chi era all’interno. Eidos, nel frattempo passata sotto il controllo di Square Enix, non rilascia dichiarazioni. CNET nemmeno.
L’epilogo della vicenda
Oggi IO Interactive è uno studio in piena espansione. Kane & Lynch rimane nella sua storia come un prodotto marginale, ricordato più per quello che ha innescato che per i suoi meriti. Il Gerstmann-gate non ha prodotto conseguenze formali per nessuno dei soggetti coinvolti. CNET ha continuato a operare. Eidos ha continuato a pubblicare giochi. GameSpot è rimasto uno dei siti più visitati del settore. Jeff Gerstmann ha costruito una nuova carriera.
Quello che la vicenda ha lasciato è una domanda aperta sul funzionamento del giornalismo videoludico, sul peso degli inserzionisti nelle redazioni e sul confine tra pressione commerciale e indipendenza editoriale. Una domanda che, negli anni successivi, avrebbe trovato altre declinazioni. Ma questo è un altro discorso.






















